Workshop 2025
Il Paesaggio che sono io 
La scuola di agritettura












Progetto Europeo Bando Borghi – Linea B (PNRR, MiC – Intervento 2.1 “Attrattività dei borghi storici”).









ProgettoUn progetto di Nomad Program
STUDENTI del Master MFA in ØKM 
di Made Program, 

in collaborazione con:
Il paesaggio che sono io 





















Last Updated 24.10.31
WORKSHOP


Fase 1

MANIFESTO
Writing as making 
— la scrittura come poiesis



dal 13 al 15 marzo 2026


Coordinator*: Francesca Gattello (Social Designer) in collaborazione con Leonardo Mastromauro (Ricercatore), 
              Mauro Lazzari (Architetto)

A chi è rivolto: studenti NOMAD Program e altre scuole + comunità locale…

Obiettivo: scrittura collettiva del Manifesto situato della Scuola di Agritettura per: definire l’etica, il lessico e gli orizzonti progettuali della Scuola di Agritettura; sviluppare un linguaggio condiviso e generativo basato sull’esperienza diretta del paesaggio; attivare processi di scrittura come poiesis, gesto di cura e pratica pedagogica situata; mettere in relazione le azioni di scrivere, camminare, osservare e 
ascoltare individualmente e collettivamente.
Ph:Martina de Giorgi





Fase 2

MATERIE PRIME
Abaco generativo di materiali locali e tecniche vernacolari

Archiving as connecting


Prima di costruire, toccare i materiali o trasformarli attraverso specifiche tecniche, è necessario imparare 
a leggere ciò che già esiste nel paesaggio dei Parco dei Paduli (i tronchi fossilizzati degli ulivi colpiti dalla Xylella, le nuove specie vegetali che avanzano, 
le pietre affioranti, le tracce del lavoro agricolo, 
le architetture rurali abbandonate…) e immaginare quello che potrebbe esistere in un futuro paesaggio rigenerato.

Escursioni collettive, foraging materico, lezioni all’aria aperta, momenti di ascolto e condivisione permetteranno di esplorare, riconoscere e raccogliere i materiali naturali, la cui archiviazione rappresenta l’avvio della Material Library della Scuola di Agritettura: un abaco generativo dei materiali locali e delle tecniche vernacolari – dove la memoria gioca un ruolo fondamentale e diventa un futuro possibile.

Questa attività prende la forma di un’indagine territoriale volta sia a mappare le materie prime locali (alberi, piante erbacee, arbusti, pietre e minerali…), sia a tracciare immaginari e individuare nuove colture da introdurre nel territorio per produrre materiali utili per il design e l’edilizia, comprendendo il ciclo di vita dei materiali (dalla semina/estrazione alla costruzione) e ripensando il sistema agricolo nel Parco dei Paduli.

Grazie al coinvolgimento diretto con la comunità locale di artigiani, agricoltori, biocostruttori e custodi del paesaggio, i partecipanti riscopriranno anche tecniche artigianali vernacolari e gesti dimenticati, reinterpretandoli come strumenti contemporanei per ripensare il modo di vivere, co-abitare e costruire nel paesaggio. 

Questo approccio pratico, basato sul recupero di saperi antichi e sull’esplorazione di nuove tecniche sostenibili, mira a individuare i biomateriali locali da implementare nelle attività della Scuola di Agritettura.

Questa seconda fase prende la forma di un’indagine territoriale che si sviluppa in due momenti:


1. MAPPARE LE MATERIE PRIME ESISTENTI (alberi, piante erbacee e arbustive, pietre, minerali, fibre, scarti agricoli…);


2. IMMAGINARE MATERIE PRIME FUTURE attraverso un lavoro speculativo e progettuale su nuove colture da introdurre nel territorio per produrre materiali utili al design e alla bioedilizia. 


L’abaco si costituisce come un archivio vivo che raccoglie: campioni materiali, schede tecniche (origine, proprietà, trasformazioni), processi di trasformazione e lavorazione con tecniche tradizionali, storie e saperi locali, usi vernacolari e reinterpretazioni contemporanee, aprendo scenari stimolanti per una progettazione capace di rigenerare l’ambiente ed essere realmente sostenibile. Questo primo capitolo intende creare un modello riproducibile per implementare l’abaco con ulteriori materiali e tecniche sostenibili e legate alla bioedilizia. Come il manifesto, l’abaco è uno strumento generativo e dinamico, capace di crescere, trasformarsi e adattarsi nel corso degli anni, orientando le azioni future della Scuola di Agritettura.









Workshop 1

LA CASA 


Date: dall’1 aprile al 31 maggio 2026

Coordinator*: Cosimo Francesconi + Emilio Sanapo + 
Mauro Lazzari

Obiettivi: ristrutturare piccoli edifici agricoli abbandonati; rifunzionalizzare il patrimonio rurale minore; implementare nel territorio di riferimento le competenze legate alla bioedilizia e ai biomateriali

Temi: bioedilizia; biomateriali; materiali e conoscenze artigianali vernacolari; autocostruzione; patrimonio rurale minore

A chi è rivolto: comunità locale + artigiani e imprese di costruzione interessati alla bioedilizia e alla sostenibilità + studenti, ricercatori e professionisti nell’ambito dell’architettura, del design,dell’agronomia, della botanica, delle scienze ambientali, dell’antropologia, dell’etnografia e degli studi sociali.


Il primo laboratorio è dedicato alla trasformazione e alla cura degli edifici rurali esistenti. Non si costruiscono nuove forme, ma si lavora sull’esistente: 
si ripara, si adatta, si migliora. Le tecniche di bioedilizia diventano strumenti di relazione fra la materia locale, il comfort abitativo e la sostenibilità ecologica. Il cantiere diventa un’aula all’aria aperta, un luogo di apprendimento dove si insegnano le tecniche della bioedilizia e dell’autocostruzione.

Si interverrà su un rudere del patrimonio architettonico rurale minore (piccolo edificio agricolo), sperimentando e costruendo con terra cruda, calce-canapa, strutture leggere vegetali, pietra a secco, riuso di scarti agricoli. Il restauro e la ristrutturazione si trasformano in gesti di cura e responsabilità condivisa.




Ph:Martina de Giorgi



Workshop 2

GLI INTERNI 
Il paesaggio come artigiano

 

Sperimentazioni domestiche tra scarti, materia e archeologie del presente

Workshop con Francesco Faccin

DATE:1–6 giugno 2026

Parco dei Paduli, San Cassiano / Botrugno

L’ultimo workshop della Scuola di Agritettura porta lo sguardo dentro agli spazi dell’abitare, interpretando gli interni come estensioni intime del territorio: luoghi di relazione, luce, atmosfera, uso quotidiano e memoria materiale: l’ambiente domestico come elemento non separato dal paesaggio che lo accoglie.

A partire dalla pubblicazione di Bruno Munari Il mare come artigiano, il laboratorio propone di osservare il paesaggio come soggetto attivo in grado di trasformare, consumare, decomporre e restituire materia. Se per Munari il mare lavora sugli oggetti attraverso il tempo, il movimento e l’erosione, nel Parco dei Paduli è l’ambiente rurale, arato, coltivato, abbandonato e invaso dalla xylella e dalle pratiche quotidiane, a trasformarsi in artigiano.

I campi restituiscono frammenti di plastica, vetro, metallo, ceramica, ossa, contenitori, utensili, resti agricoli e domestici: tracce minime appartenenti a un’archeologia del passato recente e del presente. Lo scarto può essere inteso come rifiuto, ma attraverso le lenti del design, viene riletto come traccia, memoria materiale, testimone dell’impatto antropico sugli ecosistemi e possibile risorsa progettuale.

Guidato da Francesco Faccin, il workshop esplorerà il design come pratica poetica, situata, relazionale e sperimentale. I partecipanti saranno invitati ad ascoltare ciò che il territorio ha già prodotto, trasformato o rigettato, lavorando a partire da materiali locali, scarti agricoli, oggetti ritrovati, elementi naturali e frammenti della vita quotidiana.

Attraverso raccolte, osservazioni, classificazioni, assemblaggi e prove di riuso, il laboratorio interrogherà il rapporto tra paesaggio, materia e abitare, immaginando oggetti, dispositivi, piccoli arredi o sistemi domestici capaci di nascere da un dialogo diretto con il contesto.

Il workshop sarà sia un laboratorio dinamico e aperto all’imprevisto, sia un processo di osservazione, immaginazione, invenzione e prototipazione. Il paesaggio stesso si trasformerà in archivio e officina: un luogo in cui imparare a leggere la materia, riconoscere le sue trasformazioni e progettare con ciò che esiste già.

In questa prospettiva, il design promuove l’intervento minimo, ma allo stesso tempo radicale: un modo per abitare diversamente, riattivare risorse locali, immaginare forme di artigianato circolare e costruire nuove relazioni tra comunità, materiali e territorio.

Il percorso si concluderà il 6 giugno 2026 con una restituzione pubblica all’interno del Terra Matta Talk, nel Bosco del Parco dei Paduli.







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