Workshop 2025
Il Paesaggio che sono io 
La scuola di agritettura












Progetto Europeo Bando Borghi – Linea B (PNRR, MiC – Intervento 2.1 “Attrattività dei borghi storici”).









ProgettoUn progetto di Nomad Program
STUDENTI del Master MFA in ØKM 
di Made Program, 

in collaborazione con:
Il paesaggio che sono io 





















Last Updated 24.10.31
MOSTRE


Visioni dal Futuro


MIAB San Cassiano (LE)

Luglio 2025


Estate 2055. Il sole brucia sul Parco dei Paduli. 
Le temperature sono aumentate di circa 2 gradi centigradi rispetto a trent’anni fa, con conseguenze visibili su un ecosistema già messo a dura prova dall’infestazione di xylella, che nel lontano 2013 ha colpito circa il 70% dei suoi ulivi secolari. Se fino a pochi anni fa il litorale vicino era affollato di turisti, ora anche loro se ne sono andati, lasciando dietro di sé spiagge torride, un’economia in difficoltà e una popolazione in bilico 
tra passato, presente e futuro.

Il parco, però, vibra di un’energia nuova. Camminamenti in legno consentono di percorrerlo da un margine all’altro, a piedi o in bicicletta.
Di giorno i ciclisti possono pedalare all’ombra grazie a mezzi ricoperti da pannelli solari, mentre di notte i passanti si lasciano guidare da torce fluttuanti che, come lucciole, gli indicano la via, senza causare inquinamento luminoso. Qui e là, gli
scheletri degli ulivi sono diventati le strutture per ingegnose vele che producono energia solare. 
Tra i rami degli altri alberi, una miriade di casette in legno testimonia l’impegno degli abitanti di Botrugno e San Cassiano a prendersi cura degli uccelli migratori, vettori unici di biodiversità.

Al mattino presto può capitare di imbattersi in gruppi di bambini che giocano nella natura: sono le scuole nel bosco,ormai considerate imprescindibili da genitori e amministratori locali. Molte zone del parco sono state convertite all’agricoltura sostenibile. Vestiti di speciali tute che riparano dal sole, dal vento di Scirocco e dai violenti e improvvisi temporali che sempre più spesso investono queste zone, i contadini hanno abbracciato i principi dell’agricoltura biodinamica per coltivare un terreno,sempre più arido, ma anche generoso per chi ha la pazienza di osservarlo e capirlo. 
Ogni marzo, i suoi frutti finiscono sulla tavola della Festa di San Giuseppe, che da semplice tradizione è diventata uno strumento per misurare l’andamento del raccolto e catalogare nuove specie autoctone. 

I giovani che avevano lasciato queste terre in cerca di opportunità di lavoro, ora le guardano con nostalgia 
e affetto.Sono sempre più quelli che decidono di tornare, perché il Parco dei Paduli, dicono alcuni, ha il potere di costruire sempre nuovi futuri per chi crede nella sua rigenerazione.

Visioni dal futuro nasce da un workshop di fiction design condotto da Cosimo Bizzarri e Luiz Romero, la realizzazione delle opere è stata diretta da
Matteo Cibic con supporto tecnico di Foinikos srl 
di San Cassiano.

Bizzarri, editor e docente, ha scritto per New York Times,Guardian e Wired, ed è stato executive editor 
di COLORS magazine.

Romero è giornalista specializzato in data visualization,con esperienze in Colors, Quartz 
e Bellingcat. Cibic è un designer transmediale 
che infonde personalità agli oggetti quotidiani, esplorando la pareidolia e le emozioni delle piante attraverso ceramiche zoomorfe.

Il legno d’ulivo utilizzato proviene da Tàccaru, impresa individuale pugliese che recupera materiale da alberi colpiti dalla Xylella, trasformando la tragedia ambientale in opportunità secondo principi 
di economia circolare.








Visioni da Altrove


MIAB San Cassiano (LE) 

Luglio 2024
Visioni da Altrove è una mostra chenraccoglie 
sei esperienze o pratiche internazionali 
di rigenerazione rurale, selezionate nell’ambito 
del corso Desk Analysis, condotto da Francesca Gattello, social designer e fondatrice 
di Marginal Studio e LOTs - Libero Osservatorio Territoriale sud, il cui lavoro si concentra 
su pratiche di design sociale e trasformazione territoriale. Al progetto hanno contribuito anche Leonardo Mastromauro,teorico della biopolitica 
e autore di saggi sul concetto di Sud, Martina Motta, ricercatrice e curatrice con esperienza 
in istituzioni culturali, ed Elena Campa, artista e designer locale. Insieme, queste figure hanno guidato una ricerca transdisciplinare che intreccia design, ecologia e narrazione visiva.

Nel cuore del Salento, dove il paesaggio rurale 
è minacciato da crisi ambientali, colpito dall’invasione della Xylella, Visioni da Altrove nasce come strumento di riflessione e confronto. Guardare “altrove”, in questo contesto, significa scoprire altre geografie, altre soluzioni, altri modi di abitare la terra. 
I casi studio selezionati – dall’Arizona, dalla Colombia, dalla Cina, dall’Olanda, dall’India 
e dal Trentino – raccontano di territori che, seppur feriti, sono stati capaci di trasformarsi grazie all’attivazione delle comunità locali, all’innovazione sostenibile e a un profondo radicamento culturale.

Fra i progetti selezionati troviamo Arcosanti, 
la micro-città sperimentale fondata nel deserto dell’Arizona da Paolo Soleri, basata sulla “arcologia” (architettura + ecologia) e pensata come modello urbano alternativo a bassa impronta ecologica, dove l’architettura si fonde con l’ambiente. A questa visione si affianca 
il progetto Jinyun Quarries, dell’architetta 
Xu Tiantian, che trasforma antiche cave abbandonate nelle montagne cinesi in spazi culturali aperti alla comunità, valorizzando 
la memoria dei luoghi attraverso un uso minimale, sensibile e adattivo dell’architettura.

Dalla Cina alla Colombia, dove lo studio AGRA 
ha ideato LAMOCC, un centro comunitario nel villaggio di El Torno, costruito attraverso 
un processo partecipativo che intreccia saperi vernacolari e risorse locali per contrastare 
gli effetti del cambiamento climatico in un’area soggetta a inondazioni. 
Il progetto, ispirato ai sistemi idraulici della cultura indigena Zenú, propone un’architettura radicata, capace di curare e rigenerare i legami sociali.
Altre visioni arrivano dal Nord Europa, con 
The Cocoon, una tecnologia sviluppata dalla startup olandese Land Life Company per favorire la riforestazione in ambienti aridi attraverso 
un dispositivo biodegradabile a rilascio d’acqua graduale. Pensato per essere accessibile, replicabile e a basso impatto, questo strumento connette innovazione tecnologica e cura del paesaggio, in dialogo diretto con le sfide 
del Salento post-Xylella.
 
Accanto a questi progetti, la mostra include 
il contributo teorico e curatoriale di Lo—TEK, libro-manifesto dell’architetta e teorica Julia Watson, che raccoglie centinaia di tecnologie indigene resilienti e invita a superare 
l’idea eurocentrica di progresso tecnologico, 
per tornare a un rapporto simbiotico 
tra sapere umano e ambiente. 

Infine, uno sguardo italiano e più vicino
al contesto alpino arriva dal Sentiero Resiliente di Lavazè, percorso naturalistico nato 
per documentare la rigenerazione spontanea 
del bosco devastato dalla tempesta Vaia. Lì, dove gli alberi caduti non sono stati rimossi, si racconta un’altra idea di foresta: non quella da ripulire, ma da osservare, abitare e ascoltare nei suoi tempi di rinascita.

Ogni caso studio è stato approfondito 
dagli studenti attraverso un lavoro critico 
e curatoriale che ha intrecciato letture, confronti, discussioni, mappe, interviste 
e narrazioni visive. L’allestimento, pensato 
come uno spazio di racconto e confronto, propone non solo una raccolta di esempi virtuosi, 
ma un archivio di possibilità, una piattaforma 
da cui osservare il proprio territorio con 
uno sguardo nuovo. Visioni da Altrove intende stimolare un cambio di paradigma: dal paesaggio come risorsa da sfruttare al paesaggio come luogo di relazione, apprendimento e cura. 
Le pratiche indagate dimostrano che è possibile generare valore sociale, ecologico ed economico partendo da ciò che già esiste, attivando ciò che è marginale e tessendo connessioni 
tra passato e futuro, locale e globale.

In un tempo segnato da crisi multiple –climatica, sociale, politica – la mostra si offre come occasione per costruire consapevolezza collettiva e responsabilità progettuale. 
Il lavoro degli studenti non si limita alla documentazione, ma diventa un vero e proprio gesto di alleanza con i luoghi, un invito 
a restare, ad ascoltare, ad agire. 
Perché anche qui, tra gli ulivi feriti del Salento, può nascere un nuovo paesaggio.


Cineradicante

CineRadicante è un cineforum ideato dagli studenti 
e curato dai docenti del MADE Program 
Francesca Gattello e Francesco Lucifora, insieme a Luciano Schito dell’Università del Salento. 
La rassegna cinematografica itinerante si è svolta nel territorio di Botrugno, coinvolgendo attivamente la comunità.

Attraverso il linguaggio del cinema, CineRadicante ha proposto una riflessione collettiva sul paesaggio rurale, visto non solo come sfondo, ma come un soggetto vivo, da ascoltare, curare e ripensare insieme. Il nome richiama l’idea di un radicamento flessibile, come quello delle piante che si adattano cercando nuovi appigli nel terreno. Così, il progetto ha invitato a guardare ai luoghi con più attenzione, creatività e responsabilità.

Ogni proiezione è diventata un’occasione di incontro tra persone e saperi diversi, locali e internazionali, per riscoprire il paesaggio come spazio vitale e capace di trasformazione. 

Le proiezioni si sono svolte in luoghi significativi del paese, trasformati in sale all’aperto: l’asilo d’infanzia Guarini Lubelli, il parco pubblico Funnu de la Curte e la piccola chiesa rurale di San Solomo, portando il cinema tra bambini, famiglie, studenti e visitatori.
La rassegna ha presentato documentari, animazioni e film, in particolare, la proiezione de Il Tempo dei Giganti, seguita da un incontro con l’autore Davide Barletti, che ha offerto un importante momento di confronto sul paesaggio salentino e sulle conseguenze della Xylella, una crisi che ha colpito profondamente il territorio. I film selezionati hanno messo in luce anche i conflitti tra tradizione e modernità, e le piccole pratiche quotidiane che aiutano a rigenerare lo spazio rurale.

Tra i titoli proposti: L’uomo che piantava gli alberi di Frédéric Back, Le Otto Montagne di Felix Van Groeningen e Charlotte Vandermeersch, Pom Poko di Isao Takahata, Le Quattro Volte di Michelangelo Frammartino, e Il Tempo dei Giganti di Davide Barletti e Lorenzo Conte.

Ogni film ha offerto uno sguardo diverso sulla relazione tra uomo e natura, mettendo in scena paesaggi che cambiano, comunità che resistono, agricolture che si reinventano. CineRadicante si è così diventato un osservatorio di micro-pratiche che trasformano il territorio: gesti minimi, forme temporanee dell’abitare, segni di una nuova relazione con la terra. Ogni proiezione è stata un momento di scambio e riflessione, per immaginare insieme un futuro più consapevole e in armonia con il paesaggio.